INTERVISTA A GHIGO GORI. FONTE: IL SANNIO QUOTIDIANO.IT
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Ghigo Gori, da ex a Como per festeggiare 100 presenze
Cento volte giallorosso, anzi 104. Perché la candelina della cifra tonda sarebbe stata dura da spegnere. Subire tre gol e festeggiare, cosa avrebbe detto la gente? Ghigo Gori è entrato nel club dei centenari il 4 ottobre, sulla costiera sorrentina. Il campo non era di quelli che inducono a particolari festeggiamenti, piccolo, stretto, irregolare, praticamente un bigliardino. E poi quei pazzi allievi del ‘prof’ quel giorno avevano deciso di fargli la festa a modo loro. E così la torta con le cento candeline tornò nel frigo, in attesa di un’occasione migliore per essere mangiata.
Dalla costiera al lago di Como ci sono un migliaio di chilometri di distanza, ma l’incanto è lo stesso. Questa volta però Ghigo ha dato un’aggiustatina al motore, ha ritrovato i vecchi bucanieri del suo veliero, ha costruito di nuovo lo steccato, la sua area è tornata ad essere un campo minato. Come due stagioni fa, quando prima di abbandonarsi al trionfo della promozione, si regalò un’imbattibilità di 660 minuti, 11 ore di gioco senza prendere gol. Come quando al termine del campionato, contò le reti subite e si accorse, udite udite, di essere il meno battuto d’Italia, dalla A alla C2.
Lui a fare il modesto: “E’ tutto merito dei compagni”. Gli altri a magnificare le sue doti, sempre più raffinate. Un uomo ragno, non più il timido ragazzotto che si era presentato al pubblico beneventano in una suggestiva notturna con la Sampdoria. Gli fecero gol Bonazzoli e Quagliarella, mica due qualunque. Ma la gente scoprì quel portierino, che giocava così rannicchiato fra i pali da apparire un po’ piccolo, che però mostrava riflessi da gatto, pronto a ricacciare dalla porta palloni che sembravano già dentro.
E’ cresciuto tanto da allora Ghigo, diminutivo di Pier Graziano, che è un nome troppo lungo per i compagni di squadra che non avrebbero il tempo di avvisarlo di un pericolo imminente. E’ cresciuto e ora sembra persino più alto. Questione di postura. E di sicurezza acquisita. Ci ha lavorato tanto Sabino Oliva, in silenzio, ore ed ore di duri allenamenti, a sparare palline di tennis all’imbrunire: se prende quelle – avrà pensato – figuriamoci cosa farà con un pallone regolare. Ci ha lavorato tanto ed ora ha la soddisfazione di aver plasmato un portiere che potrebbe giocare in A senza sfigurare.
Como è il posto giusto per festeggiare. Conosce il posto, c’è passato qualche anno fa. Non è tra i suoi ricordi più felici, una nemesi è quello che ci vuole. Una bella vittoria per cancellare un anno un po’ così, terminato coi play out e con una cocente retrocessione. Aveva 24 anni Ghigo, che s’era lasciato alle spalle già qualche timida apparizione in B con l’Ancona, ma che aspettava ancora di trasformarsi in “spider man”, l’uomo ragno. Un anno vissuto pericolosamente in riva al Lario, con un fallimento incombente e con un finale amaro, ma utile per crescere. Lo ricordano in riva al Lario quel fil di ferro con tanti ricci neri in testa, non lo hanno dimenticato, non hanno cancellato la sua serietà, il suo modo pacato di affrontare i problemi. In fondo lui che colpe aveva se quella squadra era stata costruita al risparmio? Se ne tornò nella sua Taranto l’anno dopo e dovette sembrargli il paradiso, disputò i play off e vinse. Lui sì, può dirlo di aver esorcizzato quei terribili spareggi finali. Certo, poi ha conosciuto la maledizione della “dormiente”, ma quella è un’altra storia. Cento partite dopo, anzi 104, Ghigo è pronto a ripartire per conquistare quella B che gli è rimasta in gola. E’ pronto anche a festeggiare questo suo primo traguardo in giallorosso, dove è già stato, in un posto d’incanto. Perchè vincere in riva al lago sarà più bello e suggestivo, potrà spegnere quelle candeline mai accese e cancellare un’amarezza antica. Due salti alla Spider man, tra passato e presente.
FONTE: ilsannioquotidiano.it




